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Autorizzazione al secondo lavoro - Problematiche e Assistenza qualificata
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Autorizzazione al secondo lavoro - Problematiche e Assistenza qualificata

Un militare o un dipendente pubblico può percepire una retribuzione aggiuntiva solo se l'attività extraprofessionale è stata autorizzata o comunicata all'Amministrazione di appartenenza. In caso contrario rischia, sul piano disciplinare, sanzioni che vanno dalla sanzione di corpo alla decadenza dall'impiego, passando per la sanzione di stato; sul piano economico, la restituzione delle entrate "extra" alle casse dell'amministrazione, fino al risarcimento del danno nei casi più eclatanti. In questo approfondimento vediamo quali sono le sanzioni disciplinari, quali quelle economiche e cosa può fare lo Studio Legale degli Avvocati Maiella e Carbutti per chi intende avviare un secondo lavoro in tranquillità.

 

Perché il secondo lavoro interessa tanti militari e dipendenti pubblici

Molti impiegati pubblici, e militari nello specifico, grazie alle professionalità acquisite dentro e fuori la pubblica amministrazione, cercano una retribuzione aggiuntiva rispetto allo stipendio erogato dall'Amministrazione. I motivi sono i più vari: chi vuole crearsi un'entrata in più, chi coltiva un hobby, chi lo fa per pura necessità.

Il punto è che non tutti sanno una cosa: esercitare un'attività extraprofessionale non autorizzata o non comunicata all'Amministrazione presso cui si svolge il lavoro principale può comportare conseguenze gravissime. E su due fronti: quello disciplinare e quello economico.

Di contro, una corretta gestione dell'attività extraprofessionale non solo ti mette al riparo dalle sanzioni, ma — se impostata con i dovuti accorgimenti — ti permette di incamerare una seconda entrata con tranquillità, svolgendo entrambi i lavori.

Le sanzioni disciplinari per attività extraprofessionali non autorizzate relative ai militari

Le sanzioni disciplinari possono essere di tre tipologie, in ordine di gravità:

  • una mera sanzione di corpo;
  • una sanzione di stato;
  • la decadenza dall'impiego.

La sanzione di corpo

Si avrà solitamente quando il militare omette di fornire alla propria amministrazione la comunicazione di un'attività extraprofessionale non retribuita, oppure quando, pur in difetto di autorizzazione, la mancanza non risulta tanto grave da avviare una sanzione disciplinare di stato.

La sanzione di stato

Viene comminata quando il militare omette volutamente di richiedere alla propria amministrazione l'autorizzazione all'esercizio dell'attività extraprofessionale retribuita. Il caso tipico è quello del militare che attende a un altro impiego in maniera continuativa e con volumi reddituali molto elevati, tanto da far venir meno — o quantomeno compromettere — il rapporto fiduciario tra l'amministrazione e il dipendente.

La decadenza dall'impiego

È la sanzione più grave e, fatte salve valutazioni più ampie e complesse, si verifica solitamente quando il militare (o il dipendente pubblico) non fa cessare l'incompatibilità — e quindi l'esercizio dell'attività extraprofessionale — entro 15 giorni dall'intimazione. In questi casi si parla di decadenza dall'impiego, non di perdita del grado per rimozione.

 

Le sanzioni economiche: la restituzione dei compensi

Il comma 7 dell'art. 53 del D.Lgs. 165 del 2001 afferma che "I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza. (…). In caso di inosservanza del divieto, salve le più gravi sanzioni e ferma restando la responsabilità disciplinare, il compenso dovuto per le prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel conto dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di appartenenza del dipendente per essere destinato ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti."

Cosa significa in concreto? Che se percepisci un'entrata aggiuntiva allo stipendio senza averne richiesto l'autorizzazione all'Amministrazione di appartenenza, puoi essere obbligato a restituire integralmente quegli importi. Vanificando qualunque sforzo fatto per crearti un guadagno "extra".

 

Come tutelarsi

Lo Studio Legale degli Avvocati Maiella e Carbutti offre assistenza e tutela legale nei casi in cui venga contestato al militare l'esercizio non preventivamente autorizzato o comunicato di un'attività extraprofessionale. La tutela può riguardare il procedimento disciplinare ma anche quello contabile, e quindi la richiesta di restituzione delle entrate economiche non autorizzate.

Lo studio assiste inoltre il militare o il pubblico dipendente nei procedimenti di richiesta dell'autorizzazione, indicando le strade e le strategie migliori per ottenere il miglior risultato. L'assistenza è particolarmente importante perché viene effettuata un'ampia analisi dell'attività extraprofessionale che intendi esercitare, individuando le soluzioni migliori per massimizzare il guadagno nel rispetto delle disposizioni normative e in relazione al settore in cui sei impegnato.

Particolarmente apprezzato è il servizio di assistenza nella creazione di società di capitali: studio dell'attività, analisi SWOT, individuazione di eventuali contributi agevolati o a fondo perduto e analisi del servizio del pubblico impiegato.

 

Domande frequenti (FAQ)

Un militare può svolgere un secondo lavoro?
Sì, ma l'attività extraprofessionale deve essere autorizzata o comunicata all'Amministrazione di appartenenza. Una gestione corretta consente di percepire una seconda entrata in piena tranquillità.

Quali sanzioni disciplinari rischia chi lavora senza autorizzazione?
Tre tipologie, in ordine di gravità: la sanzione di corpo, la sanzione di stato e, nei casi più gravi, la decadenza dall'impiego.

Quando scatta la decadenza dall'impiego?
Solitamente quando il militare non fa cessare l'incompatibilità entro 15 giorni dall'intimazione dell'amministrazione. Si parla di decadenza dall'impiego, non di perdita del grado per rimozione.

Devo restituire i compensi percepiti senza autorizzazione?
Sì. Ai sensi dell'art. 53, comma 7, del D.Lgs. 165/2001, il compenso deve essere versato nel bilancio dell'amministrazione di appartenenza, per essere destinato al fondo di produttività o a fondi equivalenti. Nei casi più eclatanti si può arrivare fino al risarcimento del danno.

Cosa succede se l'attività non è retribuita?
Anche l'omessa comunicazione di un'attività extraprofessionale non retribuita ha rilievo disciplinare: è il caso tipico in cui può essere irrogata una sanzione di corpo.

Come può aiutarmi lo Studio Legale Maiella e Carbutti?
Su due fronti: in via preventiva, nella richiesta di autorizzazione e nell'analisi dell'attività da avviare (inclusa la valutazione per la creazione di società di capitali); in via difensiva, nel procedimento disciplinare e in quello contabile per la restituzione delle somme.

 

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Per assistenza o per fissare una consulenza, CONTATTA subito lo Studio Legale Maiella e Carbutti: 📧 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. · 📞 351-8799894 (avv. Maiella) · 345-2238661 (avv. Carbutti).

Per saperne di più sulle attività extraprofessionali e sugli altri istituti di diritto amministrativo militare, consigliamo il MANUALE ESPLICATIVO DI DIRITTO MILITARE.

Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza legale. Ogni situazione deve essere valutata singolarmente con un professionista.

 

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