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DIRITTO MILITARE • DIRITTO AMMINISTRATIVO • DIRITTO PENALE • DIRITTO CIVILE

MILANO - ROMA - VERONA

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Causa di servizio e patologie tumorali: la prova spetta all'Amministrazione

Un militare impiegato in missioni internazionali si ammala di una patologia tumorale del sistema linfatico. Chiede il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e il conseguente equo indennizzo. L'Amministrazione nega, sulla base del parere del Comitato di verifica per le cause di servizio, ritenendo non dimostrato il collegamento tra la malattia e l'attività prestata. Il giudice amministrativo di primo grado conferma il diniego. In appello, però, la decisione viene ribaltata.

Il punto giuridico è tanto semplice quanto decisivo: per determinate patologie tumorali e per determinati contesti operativi, il militare non deve dimostrare il nesso di causalità tra la malattia e il servizio. È l'Amministrazione a dover dimostrare il contrario. Questo articolo spiega, in termini accessibili, come funziona questo meccanismo probatorio, quali sono i presupposti da provare e quando un parere del Comitato di verifica può essere considerato illegittimo.

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Ultime sentenze vittime del dovere: prescrizione, status e benefici economici

Tra le ultime sentenze in materia di vittime del dovere si segnalano tre pronunce ottenute dallo Studio Legale Avvocati Maiella e Carbutti (clicca qui per i contatti) davanti ai Tribunali del Lavoro e alle Corti d'Appello. Le decisioni affrontano con rigore il tema della prescrizione dello status di vittima del dovere, offrendo chiarimenti rilevanti tanto per gli operatori del diritto quanto per i soggetti coinvolti.

Ne emerge un punto fermo sull'imprescrittibilità dello status, distinto dalla prescrizione dei benefici economici spettanti alle vittime del dovere, che segue regole differenziate a seconda della prestazione considerata.

Le pronunce forniscono inoltre una concreta applicazione dei criteri per il riconoscimento dello status e per la quantificazione dell'invalidità permanente alla luce delle tabelle vittime del dovere (clicca qui per leggere la tabella aggiornata), utili per determinare l'entità delle prestazioni dovute.

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Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale - Art. 1393 Com e assoluzione in sede penale

Sei stato assolto in sede penale, ma l'Amministrazione militare ha comunque avviato un procedimento disciplinare per gli stessi fatti. È legittimo? La risposta, in sintesi, è: dipende dalla formula con cui sei stato assolto.

Non tutte le assoluzioni producono lo stesso effetto sul piano disciplinare. Alcune formule di proscioglimento bloccano definitivamente l'azione dell'Amministrazione; altre, invece, lasciano all'Amministrazione stessa la possibilità di valutare autonomamente i fatti e sanzionarli. La norma di riferimento è l'art. 1393 del Codice dell'Ordinamento Militare (D. Lgs. 66/2010), che oggi regola in modo molto diverso rispetto al passato il rapporto tra i due procedimenti.

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Mobbing militare e rimedi

Il mobbing militare è un insieme di comportamenti ostili, sistematici e reiterati, posti in essere ai danni di un militare o di un appartenente alle Forze di polizia, uniti da un intento persecutorio, con l'effetto di emarginare la vittima o di lederne la salute psicofisica. Non costituisce un reato autonomo nel nostro ordinamento, ma può assumere rilevanza sul piano risarcitorio e, in taluni casi, anche su quello penale: il militare può agire davanti al giudice amministrativo per ottenere il risarcimento del danno.

Sempre più spesso militari e appartenenti alle Forze di polizia ad ordinamento civile si rivolgono allo Studio legale degli avvocati Maiella e Carbutti per comprendere se quanto accaduto loro possa configurare condotte illecite riconducibili al cosiddetto mobbing. In questo approfondimento delineeremo gli elementi essenziali della fattispecie, spiegheremo come si prova e quali rimedi esistono: in altre parole, quando si può realmente parlare di “mobbing con le stellette”.

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Autorizzazione al secondo lavoro - Problematiche e Assistenza qualificata

Un militare o un dipendente pubblico può percepire una retribuzione aggiuntiva solo se l'attività extraprofessionale è stata autorizzata o comunicata all'Amministrazione di appartenenza. In caso contrario rischia, sul piano disciplinare, sanzioni che vanno dalla sanzione di corpo alla decadenza dall'impiego, passando per la sanzione di stato; sul piano economico, la restituzione delle entrate "extra" alle casse dell'amministrazione, fino al risarcimento del danno nei casi più eclatanti. In questo approfondimento vediamo quali sono le sanzioni disciplinari, quali quelle economiche e cosa può fare lo Studio Legale degli Avvocati Maiella e Carbutti per chi intende avviare un secondo lavoro in tranquillità.

Ciao! Contatta via WhatsApp gli avvocati Maiella e Carbutti oppure scrivi studiolegale.cm@hotmail.com

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