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MILANO - ROMA - VERONA

Accolto RICORSO con istanza cautelare per un diniego di un trasferimento ai sensi della Legge 104 e condanna dell’Amministrazione: il caso del piano degli impieghi degli Ufficiali della Guardia di Finanza

I trasferimenti di sede ad istanza di parte come quello per l’assistenza al disabile (art. 33 co. 5 della L. 104 del 1992) e per l’avvicinamento al figlio minore (art. 42bis del D. Lgs. 151 del 2001), sono tra gli argomenti più sentiti che maggiormente preoccupano i militari appartenenti a tutte le Forze Armate e Forze di Polizia. Questo perché soventemente l’amministrazione effettua delle errate valutazioni emanando conseguenti rigetti illegittimi sia in punto di fatto che in punto di diritto. Diversi, infatti, sono i casi affrontati, trattati e risolti a seguito di un ricorso giurisdizionale al TAR competente con relativa condanna alle spese dell’amministrazione soccombente.

Tra questi, ancora un’altra grande e recente vittoria da parte degli avvocati MAIELLA e CARBUTTI, esperti in diritto militare in un ricorso al TAR avverso il piano degli impieghi degli Ufficiali della Guardia di Finanza. Il caso in questione è stato abbastanza particolare e complesso ed il ricorrente, dopo 3 richieste di trasferimento è stato costretto a rivolgersi ad avvocati specializzati in diritto militare per vedersi riconosciuto il giusto diritto alla valutazione della propria istanza di trasferimento ai sensi della Legge 104 del 1992.

Il trasferimento ex art. 78, comma 6, T.U.E.L. è ontologicamente temporaneo

Al pubblico dipendente in generale ed al militare in particolare, spetta il trasferimento per ricoprire un incarico elettorale? Quando può essere negato? Cosa succede nel caso di passaggio ad un nuovo status? Gli Avvocati Maiella e Carbutti , esperti in Diritto Amministrativo e nelle procedure di trasferimento del personale militare, sono stati interessati più volte da militari che si sono candidati alle elezioni amministrative o politiche. Inoltre, grazie alle numerose vittorie sia in sede Amministrativa che Giurisprudenziale in tema di Trasferimenti, gli Avvocati Maiella e Carbutti, illustreranno brevemente l'istituto qui in commento. Per prima cosa si faccia chiarezza: l’art. 78, comma 6, d.lgs. 267/2000 (TU Enti Locali) prevede che “Gli amministratori lavoratori dipendenti, pubblici e privati, non possono essere soggetti, se non per consenso espresso, a trasferimenti durante l'esercizio del mandato. La richiesta dei predetti lavoratori di avvicinamento al luogo in cui viene svolto il mandato amministrativo deve essere esaminata dal datore di lavoro con criteri di priorità”.

Con questo tipo di trasferimento si vuole garantire al soggetto la possibilità di espletare tutte le funzioni pubbliche elettive che gli sono state affidate. Tra i beneficiati vi sono quindi anche il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia che siano stati incaricati di funzioni elettive per il cui espletamento è necessario il trasferimento a causa della lontananza dal luogo in cui il soggetto presta servizio e della frequenza con la quale devono essere svolte tali funzioni elettive.

Trasferimento d’autorità per incompatibilità ambientale: la difficile compatibilità tra la natura di ordine e l’onere motivazionale

Cosa significa trasferimento per incompatibilità ambientale? Quando può diventare un atto illegittimo? Può essere considerata un'ulteriore sanzione? Gli avvocati Maiella e Carbutti sono stati interessati più volte in relazione a trasferimenti per incompatibilità ambientale. Tra tutti, un caso di scuola è quello di un appartenente all’Esercito il quale sollecitava un proprio trasferimento d’autorità presso altra sede a causa di una situazione di incompatibilità ambientale venutasi a creare tra lo stesso e la scala gerarchica. Nell’istanza presentata dal militare, questi indicava alcune sedi che avrebbero consentito da un lato il venir meno dell’incompatibilità e quindi la soddisfazione delle esigenze pubbliche ad un corretto funzionamento dell’Amministrazione; dall’altro avrebbero garantito l’unità familiare, essendo il figlio e la moglie, anch’ella militare, in servizio presso una di tali sedi.

L’Amministrazione, valutata la situazione fattuale, riteneva di traferire il militare ma in una sede diversa da quelle indicate dallo stesso. Contestualmente veniva altresì trasferita la moglie del militare, presso la medesima sede.

Articolo 748 DPR 90-2010: la mancata comunicazione della proposizione di un ricorso al TAR non costituisce illecito disciplinare

La mancata comunicazione della proposizione di un ricorso al TAR, a norma dell'art. 748 del DPR 90 del 2010, può essere considerato un illecito disciplinare? Il caso è quello di un appartenente all’Arma dei Carabinieri il quale risultava destinatario di una sanzione disciplinare di corpo – rimprovero – per aver omesso di comunicare la proposizione di un ricorso al TAR contro una diversa Amministrazione (Ministero dell’Interno) avverso il diniego alla concessione della ricompensa al valor civile, nonché dell’esito – peraltro sfavorevole per il ricorrente – dello stesso.

L’Amministrazione sosteneva che la proposizione di un ricorso al TAR da parte di un proprio dipendente rientrasse nella clausola aperta di cui all’art. 748, comma 5, lett. b), D.P.R. 90/2010, ritenendo tale azione influente sul servizio del militare stesso.

La difesa nei procedimenti disciplinari di stato e l'intervento di un legale

Ho ricevuto l'avvio di una sanzione disciplinare di stato, cosa posso fare? Come si scrivono delle corrette memorie difensive? Posso farmi assistere da un legale/avvocato? Come si sviluppa il procedimento disciplinare di stato? A queste domande, gli avvocati Carbutti e Maiella, grazie alla loro esperienza in diritto militare possono fornire adeguate e compiute risposte. L’art. 1370, comma 3 bis, del Codice dell’ordinamento militare (D.lgs. 66/2010), inserito dall’art. 1, comma 1, lett. dd), d.lgs. 173/2019, prevede espressamente: “nei procedimenti disciplinari di stato il militare inquisito, in aggiunga al difensore di cui ai commi 2 e 3, può farsi assistere, a sue spese, anche da un avvocato del libero foro”.

La disposizione è divenuta operativa in data 20.02.2020.

Se in precedenza, il militare, nel procedimento disciplinare di stato, poteva farsi assistere esclusivamente da un difensore militare, oggi, in aggiunta a detto difensore, il militare potrà richiedere e usufruire dell’assistenza di un Avvocato del libero foro, con tutte le implicazioni che ne conseguono in termini di strategia difensiva.

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