Molti impiegati pubblici e militari nello specifico, grazie alle professionalità acquisite dentro e fuori la pubblica amministrazione, sono soventemente alla ricerca di una retribuzione aggiuntiva rispetto allo stipendio erogato dall’Amministrazione statale o pubblica. Ciò per vari motivi: chi per crearsi un’entrata aggiuntiva; chi per hobby; chi, invece, per mera necessità.
Purtroppo, non tutti sono a conoscenza che un esercizio di un’attività extraprofessionale o extralavorativa non autorizzata o non comunicata all’Amministrazione presso la quale il dipendente esercita l’attività lavorativa primaria, potrebbe comportare gravissime conseguenze sia sotto il profilo disciplinare che economico: sotto il profilo disciplinare troviamo l’irrogazione di una sanzione di corpo fino ad una decadenza dall’impiego, passando per una possibile sanzione di stato. Per quanto concerne le sanzioni economiche troviamo la restituzione delle entrate “extra” alle casse dell’amministrazione statale in un apposito fondo fino al risarcimento del danno per i casi più eclatanti.
Di contro, invece, una corretta gestione dell’attività extraprofessionale non solo permette al dipendente di mettersi al riparo dalle già menzionate sanzioni, ma se concertate correttamente e con i dovuti accorgimenti, può permettere al militare e quindi al dipendente pubblico di incamerare una seconda entrata con tranquillità svolgendo entrambi i lavori.