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MILANO - ROMA - VERONA

Lo stato di UBRIACHEZZA: La sottile linea di confine tra l'illecito disciplinare e il reato militare

Lo stato di UBRIACHEZZA: La sottile linea di confine tra l'illecito disciplinare e il reato militare

Gli esperti in diritto militare, gli avvocati Maiella e Carbutti, hanno trattato diverse ed ampie tematiche in riferimento al diritto militare sia amministrativo che penale. Tra i temi più dibattuti, spicca certamente la questione del consumo di alcool tra i militari. Non tutti sono a conoscenza che in alcuni casi il consumo di alcol non solo costituisce un illecito disciplinare, ma può anche assumere le connotazioni di reato militare. Queste particolari fattispecie trovano riferimento nell'articolo 732 del DPR 90/2010 per gli aspetti disciplinari, e nell'articolo 139 del Codice penale militare di pace per quelli penali. È importante sottolineare che non ci si riferisce alla guida sotto l'influenza dell'alcol, ma piuttosto all'assunzione di bevande alcoliche da parte dei militari in generale.

Ma quando l’uso di bevande alcoliche non configura alcun illecito? E quando, invece configura un illecito disciplinare o configurarsi un vero e proprio reato militare?

 

La mera assunzione di bevande alcoliche al di fuori del servizio

Come anticipato, la mera assunzione di bevanda alcolica non configura certamente alcun illecito, né disciplinare, tantomeno penale. La legge italiana, in tema di bevande alcoliche è molto permissiva ad eccezione della vendita delle stesse a ragazzi (ed ovviamente bambini) al di sotto dei 18 anni, prevendendo specifici regimi sanzionatori sia amministrativi (multe) che penali (si veda l’art. 689 c.p.).

Di fatto, però, un militare è libero di bere qualunque bevanda alcolica al di fuori del servizio, rispettando, tuttavia, i limiti imposti dal codice della strada nel caso questi decida di guidare un’autovettura.

Infatti, vale ricordare che l’art. 186 del codice della strada vieta di guidare un’autovettura in stato di ebrezza e tale limite è stato fissato in 0,5 grammi per litro di sangue. Ovviamente ci sono delle categorie che, invece, hanno il divieto assoluto di assumere sostanze alcoliche in caso di guida come i minori di 21 anni, i neopatentati e i conducenti professionisti. Superata la soglia di 0,5 g/L la norma prevede tre fasce con altrettanti regimi sanzionatori che variano al verificarsi di determinati eventi.

Senza addentrarci troppo nelle varie fasce che potrete trovare in questo articolo (CLICCA QUI), appare opportuno soffermarsi sulle conseguenze disciplinari e penali relativamente ai militari nel caso di abuso nel consumo di sostanze alcoliche.

 

L’illecito disciplinare

L’art. 732 stabilisce che: “1. Il militare deve in ogni circostanza tenere condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle Forze armate. 2. Egli ha il dovere di improntare il proprio contegno al rispetto delle norme che regolano la civile convivenza. 3. In particolare deve: (…) d) astenersi dagli eccessi nell'uso di bevande alcoliche ed evitare l'uso di sostanze che possono alterare l'equilibrio psichico; (…) 6. Per il personale dell' Arma dei carabinieri costituisce grave mancanza disciplinare: (…) c) fare uso smodato di sostanze alcooliche o, comunque, di sostanze stupefacenti;”.

La norma in commento ci consegna due possibili illeciti disciplinari: il primo, rivolto a tutti i militari sanzionando l’eccesso nell’uso di bevande alcoliche, il secondo, più specifico che riguarda il personale dell’arma dei carabinieri, per i quali, la mancanza diventa grave.

Ma quando, e soprattutto, come è possibile definire oggettivamente che il limitare abbia acceduto nell’uso di bevande alcoliche?

Innanzitutto, occorre che il militare si qualifichi come tale e quindi, anche un eccessivo uso di alcool al di fuori del servizio può costituire illecito disciplinare.

Il secondo elemento è meno chiaro, perché ai fini della sanzionabilità non è possibile riscontrare oggettivamente la mancanza attraverso la misurazione del tasso alcolemico al pari dell’infrazione al codice della strada. Questo profilo è particolarmente problematico ed è quindi necessaria un’attenta valutazione delle circostanze di fatto e di luogo che hanno dato vita alla contestazione.

 

Ubriachezza in servizio

Ma quando l’eccessivo uso di bevande alcoliche configura il reato di cui all’art. 139 c.p.m.p.?

Quest’ultimo punisce: “Il militare, che, in servizio, ovvero dopo di essere stato comandato per il servizio, è colto in stato di ubriachezza, volontaria o colposa, tale da escludere o menomare la sua capacità di prestarlo, è punito con la reclusione militare fino a sei mesi. Se il fatto è commesso dal comandante del reparto o da un militare preposto al servizio o capo di posto, la pena è della reclusione militare fino a un anno”.

Pertanto, il primo elemento che viene in rilievo è il fatto che il militare deve considerarsi in servizio, ovvero che sia stato comandato per un servizio specifico o che sia in atto di svolgerlo. Il secondo è lo stato di ubriachezza che per certi versi può collegarsi anche alla configurabilità dell’illecito disciplinare già affrontato in precedenza.

Per quanto alla prima questione “Il reato di ubriachezza in un militare (…)  è integrato quando il militare medesimo, impegnato in un ben individuato servizio o comunque comandato al suo espletamento, venga colto in stato di ubriachezza volontaria o colposa, tale da escludere o menomare la sua capacità di prestarlo” (Cassazione penale sez. I, 13/12/2011, n.3343).

Per quanto allo stato di ubriachezza è stato chiarito che: “In tema di reato militare di ubriachezza in servizio, le parole "essere stato colto in stato d'ubriachezza" vanno interpretate nel senso che occorre che tale stato venga acclarato in modo certo ed evidente ma non che sia necessario l'accertamento da parte di agenti di polizia giudiziaria, essendo sufficiente che l'ubriachezza venga rilevata "de visu" da qualsiasi privato cittadino” (Cassazione penale sez. I, 09/07/2013, n.33780).

Il dato positivo è che, quand’anche vi fosse una contestazione relativa al I comma dell’art. 139 c.p.m.p. , per poter essere sanzionabile penalmente è necessario che il Comandante richieda espressamente di procedere penalmente ai sensi dell’art. 260 c.p.m.p.. Diversamente, il militare sarà passibile unicamente di una sanzione disciplinare di corpo della consegna di rigore.

 

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