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DIRITTO MILITARE • DIRITTO AMMINISTRATIVO • DIRITTO PENALE • DIRITTO CIVILE

MILANO - ROMA - VERONA

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Forzata consegna. Chi può commetterla?

Nell’ambito militare si sente spesso parlare di Violata e Forzata consegna, ma in realtà quando si concretizzano? Quali sono i presupposti soggettivi ed oggettivi? Ma soprattutto quando si commettono i reati di violata e forzata consegna? Quali sono le differenze?

Lo studio degli avvocati militari, esperti in diritto militare, Pasquale Carbutti e Selene Maiella hanno provato a dare una concreta risposta alle domande poste da molti clienti. In prima battuta si darà una definizione dei reati partendo dalla disciplina contenuta nel Codice Penale Militare di Pace.

Cause di giustificazione nel diritto penale militare: differenze e applicazioni rispetto al rito ordinario

Nell'ambito del diritto penale militare, le cause di giustificazione rivestono un ruolo di fondamentale importanza. A differenza del diritto penale ordinario, il contesto militare presenta specifiche peculiarità legate all'ordinamento militare stesso. In questo articolo, gli avvocati Maiella e Carbutti, esperti in diritto militare, esploreranno le cause di giustificazione presenti nel codice penale militare di pace. Si analizzeranno le differenze rispetto alle disposizioni del rito ordinario e vedremo a quali reati si applicano tali cause. Approfondiremo in particolare l'esercizio di un diritto e l'adempimento di un dovere, l'uso legittimo delle armi, la difesa legittima delle armi e i casi particolari di necessità militare. Attraverso questa disamina, cercheremo di comprendere come queste cause di giustificazione influiscano sulla determinazione della punibilità del militare in sede penale militare. Affidarsi a esperti, come gli avvocati Maiella e Carbutti, è fondamentale per una corretta valutazione delle circostanze specifiche e delle eventuali cause di giustificazione che possono influenzare il giudizio.

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Importante sentenza di assoluzione nel caso di un Carabiniere accusato di disobbedienza: Art. 173 c.p.m.p. -

Lo studio legale degli avvocati Maiella e Carbutti, tra i più importanti ed esperti in Diritto Militare, ha ottenuto di recente una sentenza di assoluzione con formula piena di grande rilievo. Il caso riguardava un Carabiniere accusato di disobbedienza ex art. 173 del c.p.m.p. presso il Tribunale Militare di Verona. La vicenda si svolge durante il servizio di pattuglia, quando il Carabiniere viene contattato dalla Centrale Operativa per rispondere a una chiamata di un privato cittadino che aveva udito lamenti provenire dalla casa accanto. Nonostante il militare abbia comunicato che un'altra pattuglia era già stata preallertata per raggiungere il luogo, viene rinviato a giudizio. Tuttavia, nel corso del dibattimento, emerge che l'ordine non era stato chiaro e che non era stato causato alcun pregiudizio all'amministrazione o al cittadino coinvolto. Alla fine, il Giudice decide di assolvere l'imputato con formula piena perché "il fatto non sussiste". 

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La richiesta di procedibilità nel Diritto Penale Militare: considerazioni sull'art. 260 c.p.m.p.

Molti militari contattano lo studio legale degli avvocati militari Selene Maiella e Pasquale Carbutti affermando di essere stati oggetto di comportamenti penalmente rilevanti da parte di altri militari, configurando in tal modo, ipotesi delittuose ricadenti del Codice penale militare di pace. Per tale ragione chiedono supporto ed assistenza legale nella redazione di denunce-querele. Tuttavia, nel diritto penale militare le condizioni di procedibilità sono diverse rispetto al c.d. rito “ordinario”. In questo articolo approfondiremo brevemente ed in maniera molto “semplice” la questione della procedibilità nei reati penali militari con particolare riferimento all’art. 260 c.p.m.p.

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Accesso agli atti e Omissione Atti d'Ufficio (art. 328 2° co. c.p.)

In ambito militare si sente spesso parlare di presunti illeciti inquadrabili sotto il profilo del Rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) ed Abuso d’Ufficio (art. 323 c.p.), dovuti a mancate risposte ad accessi agli atti, oppure mancato inoltro di istanze o mancato riscontro ad istanze dell’interessato.

Infatti, molti militari necessitano di interloquire con la propria amministrazione per le più disparate ragioni, pertanto, è necessario inquadrare correttamente la fattispecie in commento per comprendere quali possano essere i risvolti.

Se quindi ti stai chiedendo se una mancata risposta ad un accesso agli atti o un mancato inoltro di istanze o domande possa costituire un illecito penale inquadrabile in uno dei due reati sopra menzionati, allora sei nel posto giusto.

Ciao! Contatta via WhatsApp gli avvocati Maiella e Carbutti oppure scrivi studiolegale.cm@hotmail.com

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